Cinema: a Viareggio “Dafne” e “Womanity”

Lunedì 15 aprile, nell’ambito di Lucca Film Festival – Europa Cinema, all’Eden di Viareggio i film Dafne, di Federico Bondi e Womanity di Barbara Cupisti

 

Entra nel vivo il calendario viareggino del Lucca Film Festival – Europa Cinema, in corso tra Lucca e Viareggio dal 13 al 19 aprile.

La rassegna ha al centro il tema dei diritti umani, e delle donne in particolare.
E i due film che sono in programma lunedì 15 aprile al cinema Eden (viale Regina Margherita 22) hanno entrambi protagoniste tutte femminili: Dafne, di Federico Bondi e Womanity, documentario di Barbara Cupisti.

 

Dafne

Il primo appuntamento è alle 16, con il film di Bondi. La protagonista, Dafne, interpretata da una straordinaria Carolina Raspanti, ha 35 anni e la sindrome di Down. Vive in completa autonomia con il padre Luigi e la madre Maria, ma, quando Maria muore, la vita di Dafne va in frantumi. Luigi cade in depressione e Dafne è costretta ad occuparsi del proprio dolore e di quello del padre. Finché una gita in montagna è riesce a rovesciare la prospettiva.

Il film si avvale anche dell’interpretazione di Antonio Piovanelli e Stefania Casini.

Alla proiezione saranno presenti Carolina Raspanti e Federico Bondi (ingresso 5 euro).

 

Womanity

36 ore nella vita di quattro donne che vivono in India, Egitto, Stati Uniti. Il film-documentario della regista viareggina Barbara Cupisti racconta storie di resilienza, rivela la “forza positiva” che le donne esercitano nella società, nella sfera domestica, nei luoghi di lavoro.

La proiezione è in programma lunedì 15 aprile alle 21 al cinema Eden, con ingresso libero e alla presenza della regista. E sarà replicato martedì 16 aprile alle 10, sempre al cinema Eden.

Nell’occasione verrà presentata la Carta dei diritti delle bambine, adottata anche dal Comune di Viareggio.

Il documentario racconta la giornata delle quattro protagoniste intrecciando le loro storie.

Le protagoniste

Sisa, lustrascarpe 64enne, è egiziana. Resta vedova molto giovane, durante il sesto mese di gravidanza, in condizioni economiche difficilissime. Per una donna analfabeta le prospettive non sono molte. Può diventare una mendicante oppure sposarsi per interesse. Invece decide l’idea di travestirsi da uomo: per 43 anni svolge lavori da maschi, garantendo un futuro a sua figlia. Fino a essere “scoperta”, e onorata dal Governatorato di Luxor con il premio di “madre ideale”.

Geeta e Neetu sono due delle protagoniste indiane. Madre e figlia, sono state vittime di un terribile attacco con l’acido nel 1993, quando Neetu aveva solo tre anni. Autore dell’aggressione il marito di Geeta, e padre di Neetu. Di solito, le donne che sono state sfigurate con l’acido si vergognano della loro condizione e non escono di casa, se non completamente coperte. Geeta e Neetu scelgono una strada diversa, unendosi al caffè “Sheroes Hangout” di Agra, gestito interamente da donne che hanno subito attacchi con l’acido.

Anche Ritu è indiana. Attivista per i diritti delle donne è stata protagonista della trasformazione positiva del villaggio di Bibipur e di un distretto drammaticamente caratterizzati da un tasso elevato di feticidi di feti femminili e di infanticidi di bambine. Oggi Bibipur è conosciuto in tutto il paese come “il mondo delle donne” come indica il cartello in hindi che accoglie i visitatori all’ingresso.

Jonnie, camionista 40enne, vive negli Usa. Dopo un’adolescenza difficile segnata dalla violenza psicologica inflitta dal padre, si è trasferita in Nord Dakota. A Williston, città abitata quasi esclusivamente da uomini, inizia una vita nuova come guidatrice di enormi camion. Solo riscoprendo la sua grande forza interiore, Jonnie riesce a sopravvivere in una comunità fortemente segnata da valori esclusivamente maschili.

 

Nella foto, un momento di Womanity