Le “Archipitture” di Mario Bibolotti in mostra a Stazzema

Fino al 20 agosto la Casa del Berlingaio ospita una piccola antologica dedicata al pittore versiliese e agli intrecci della vicenda privata e familiare con la storia della sua terra

di Cristina Conti

Le prime tele risalgono agli anni ’40 del secolo scorso: visioni delicate delle spiagge della Versilia, delle Alpi Apuane, case solitarie e deserte, tinte tenui. Nelle opere della maturità i colori si fanno decisi, con ampie campiture, linee nette a definire le montagne da cui si staccano, grandi e squadrati, i blocchi di marmo bianco sottratto alle cave.

L’evoluzione artistica del pittore versiliese Mario Bibolotti (1918-1990) è raccontata con precisione e completezza nella bella e raccolta mostra allestita, in occasione del centenario della nascita, nella Casa del Berlingaio di Stazzema, dal titolo “Archipitture”.

Le curatrici, Antonella Serafini e Cinzia Bibolotti (figlia dell’artista), hanno scelto di disporre le opere assecondando lo spirito del luogo, un’autentica, antica casa di paese: niente cronologia, dunque, ma accostamenti di temi e di colori, di ricordi familiari, come ognuno di noi farebbe e fa a casa propria.

Al primo piano ecco la piccola “antologica”, in cui le “marine” della gioventù sono collocate accanto ai quadri più astratti per il richiamo di un verde, di un grigio, di un rosso “Mantegna”.

Al piano terreno il percorso evoca la vita personale e familiare di Bibolotti raccontandone le tappe attraverso le opere: la guerra, la morte di due fratelli, la necessità di abbandonare la pittura per mettersi al lavoro nel laboratorio di marmo del padre, poi l’attività di insegnante.

Agli inizi degli anni ’70, però, l’attività artistica di Bibolotti riprende in maniera continuativa. Sono di questo periodo le “Dimensioni Zen”, ispirate alla geometria e all’ordine dei giardini giapponesi, in realtà riproduzioni di ingranaggi dei macchinari (e in cui si riconoscono citazioni di un maestro come Capogrossi). Altre opere richiamano, sottolinea Serafini, il “cloisonnisme”, la tecnica usata per le vetrate, con spessi contorni neri a delimitare le figure. E poi la lunga serie di tele dedicate alle Alpi Apuane, rappresentate come volumi puri, e i colori netti e senza sfumature degli acrilici.

La vita di Mario Bibolotti è profondamente intrecciata con la storia della Versilia, di Pietrasanta e Forte dei Marmi. La sua è una famiglia di scultori e artigiani del marmo, ne fanno parte anche i Franceschi, tra i fondatori della Forte dei Marmi moderna e mondana. “Una storia famigliare” diventa così una parte della mostra, ricca di testimonianze e di fotografie, ed è il titolo dell’affettuoso saggio pubblicato da Cinzia Bibolotti, nel catalogo della mostra.

“Con questa mostra”, ci spiega Cinzia, “ho voluto realizzare un ricordo di mio padre, della sua figura, di cosa ha fatto nella sua vita. Come artista, e come protagonista della Versilia della sua epoca”.

 

Cosa: “Archipitture” di Mario Bibolotti
Dove: Casa del Berlingaio, Stazzema
Quando: fino al 20 agosto 2018, da giovedì a domenica dalle 17 alle 22
Ingresso libero

Foto: Mario Bibolotti, Cava blu, anni ’70