Pietrasanta: gallerie pronte a ripartire, anche se “si naviga a vista”

In questa intervista Claudio Francesconi, rappresentante delle gallerie d’arte di Pietrasanta, racconta la ripartenza dopo la lunga chiusura imposta dal coronavirus

di Cristina Conti

 

Non c’è probabilmente un altro luogo al mondo dove, in un centro storico di meno di un chilometro quadrato, si concentri un numero così alto di gallerie d’arte. È anche per questo che Pietrasanta è un luogo unico, capace di richiamare collezionisti, appassionati d’arte e turisti che, tra un aperitivo in piazza e una cena al ristorante, tra un gelato e un po’ di shopping, possono entrare in galleria per scoprire artisti emergenti o ritrovare pittori e scultori famosi. E magari portarsi a casa un quadro o una scultura.

Quest’anno il clima è diverso, com’è naturale. Ma le gallerie di Pietrasanta, pur tra mille incertezze, sono pronte a ripartire. Anzi, sono già ripartite, come ci spiega Claudio Francesconi, rappresentante delle gallerie di Pietrasanta che fanno capo all’Angamc, (Associazione nazionale delle gallerie di arte moderna e contemporanea) e direttore di Futura Art Gallery.

 

Domanda. Alcune gallerie a Pietrasanta hanno già aperto lo scorso week end, altre lo faranno nei prossimi giorni: qual è la sensazione? Come si annuncia la prossima estate?

Risposta. Potrei risponderle “pensavamo peggio”. Anche se i ristoranti, che sono il vero metronomo della città, con la loro capacità di attrarre grandi quantità di persone, non hanno ancora riaperto, è palpabile la voglia di uscire, di ricominciare la vita di prima. E visitare le gallerie una delle attività più allegre e spensierate, in cui ci si prende cura solo del proprio intelletto.

D. Qual è l’impatto delle misure di sicurezza sulla vostra attività?

R. Le gallerie sono un luogo in cui, da sempre, vale la regola di non toccare nulla. Per questo penso che l’obbligo di disinfettare le mani sia un po’ eccessivo, nel nostro caso. Ma naturalmente seguiremo rigorosamente le disposizioni, compresi i gel igienizzanti a disposizione dei clienti.

D. Forse l’impatto maggiore viene dalle norme sul distanziamento?

R. Sì. Anche perché, salvo alcune eccezioni, le gallerie di Pietrasanta sono spazi piccoli. Faremo entrare una persona, o una coppia, per volta. E faremo in modo di creare uno spazio di intrattenimento e di accoglienza fuori dalle gallerie, dove si possa attendere il proprio turno seduti, parlando con gli amici e con i galleristi e i loro collaboratori.

L’importante è che la città si mostri viva, e al tempo stesso sicura.

D. Negli ultimi quattro anni la Collectors Night, la notte del collezionista è stata uno degli eventi più importanti, e riusciti, dell’estate di Pietrasanta: tutte le gallerie inauguravano nella stessa sera la loro mostra più importante, in una vera festa dell’arte. Quest’anno sarà difficile ripetere l’esperienza…

R. In questo momento navighiamo a vista. È davvero difficile fare programmi: vedremo come si mettono le cose all’inizio di giugno, quale giro di persone ci sarà, e soprattutto se i turisti potranno venire dalla Lombardia, dall’Emilia e dalle altre regioni.

Questo vale anche per le mostre delle singole gallerie: è difficile impegnarsi, quando c’è il rischio di dover richiudere tutto…

È importante però che Pietrasanta abbia confermato la mostra di Fabio Viale (Truly, di Fabio Viale, sarà inaugurata il 27 giugno in piazza Duomo e nel complesso di Sant’Agostino, ndr.). È una delle poche certezze, e non è poco in questa situazione.

La comunicazione è fondamentale, oggi più che mai. Anche per questo, con i rappresentanti di tutte le categorie commerciali di Pietrasanta (non solo gallerie, ma anche bar, ristoranti, negozi) abbiamo creato un “tavolo per la ripartenza”, con l’obiettivo di realizzare, in sinergia con il Comune, una comunicazione forte e coesa, per far capire che Pietrasanta è un luogo scuro, dove vengono in tanti, ma senza il rischio di assembramenti.

D. E quali sono i programmi di Futura Art Gallery?

R. Proporremo delle mostre collettive. Da un lato con alcuni artisti storicizzati, del secolo scorso, come Jorrit Tornquist, Salvador Presta o Jiří Kolář: nomi che, pur essendo di prima importanza, non sono stati pienamente riconosciuti dal mercato. Dall’altro con giovani artisti contemporanei, come Giuseppe Veneziano. Che tra l’altro sarà protagonista di una mostra in piazza, organizzata dal Comune, nel 2021.

 

Foto: Hp Shaefer