Prima e dopo il 68: la pittura di Gianfranco Ferroni a Seravezza

Una straordinaria antologica celebra il pittore livornese: dalla metà degli anni 50 fino alla morte. Oltre 100 opere in esposizione nel Palazzo Mediceo di Seravezza fino al 16 settembre

 

di redazione

 

Al  Palazzo Mediceo di Seravezza è in programma – fino al 16 settembre – la mostra dedicata a Gianfranco Ferroni, in occasione del cinquantenario del suo  primo prolungato soggiorno in Versilia. Oltre cento opere per una mostra che traccia un’esauriente sintesi dell’arte del pittore livornese dalla metà degli anni Cinquanta fino alla morte. Oltre ai dipinti, sono esposti anche scatti fotografici inediti dell’artista che testimoniamo la sua ricerca – funzionale ma anche parallela alla pittura – attraverso l’obiettivo.  Tre i periodi principali in cui viene suddiviso il percorso espositivo: dalla metà degli anni Cinquanta ai primi anni Sessanta, da qui fino al 1970 e dal 1971 fino agli ultimi anni.

Recentemente celebrato in una serie di prestigiose esposizioni, Gianfranco Ferroni  viene celebrato in occasione del cinquantenario del suo  primo prolungato soggiorno in Versilia, dove stabilì per alcuni anni la propria residenza a partire dal 1968, continuando poi, nel tempo, a trovare qui rifugio dal capoluogo lombardo. Fino al 1972 l’artista, si trasferì a Viareggio da Milano, dove ventenne aveva vissuto pienamente il dibattito artistico e politico culturale che animava la città. Sempre nel ’68 gli fu dedicata una sala personale alla celebre Biennale veneziana “della contestazione”; se quell’edizione della mostra vide tutti gli artisti concordi nell’esporre, all’inaugurazione, le proprie opere rivolte verso la parete, Ferroni rese la propria protesta ancor più eclatante, rendendo visibile solo il verso dei dipinti per tutta la durata della manifestazione, in una scelta massimalista in linea con il proprio pensiero e irriducibile sensibilità.

Sette le sezioni che scandiscono la mostra. Dalle opere eseguite a Milano, alla metà degli anni Cinquanta, caratterizzate da un personale realismo materico, le cui fonti sono da ricercare, soprattutto, in artisti come Mario SironiLorenzo Viani. In quella successiva, ci si sofferma sul precisarsi della personalità pittorica di Ferroni nella seconda metà degli anni 50 ed i primissimi anni 60. La terza sezione è dedicata agli anni Sessanta, quando Ferroni, avvicinando i cromatismi e l’iconicità dell’arte Pop, osserva con apprensione il mondo che lo circonda, dove sembrano riflettersi i drammi della cronaca contemporanea, talvolta esplicitamente evocati in opere come “Arabo ferito”. Un allestimento speciale riguarda la quarta sezione che ricorda la partecipazione dell’artista alla Biennale veneziana del 1968 e la sua estrema azione di protesta, che lo portò all’incredibile scelta, di carattere quasi concettuale, di mantenere le proprie tele rivolte verso la parete per tutta la durata della manifestazione. Sempre in questa parte, con rare opere, si testimonia il suo trasferimento da Milano a Viareggio e la crisi creativa vissuta nei primissimi anni Settanta. La mostra prosegue con (quinta sezione) una selezione di opere eseguite dopo il 1974 (anno del matrimonio e della nascita della figlia) e il rientro  a Milano dove, nel sotterraneo dell’abitazione, Ferroni ricava il proprio nuovo studio, microcosmo che l’artista indaga con maniacale attenzione realistica. La sesta sezione documenta l’esperienza di Ferroni nel gruppo di pittori della Metacosa, riunitisi nel suo studio milanese dalla fine degli anni Settanta di cui fanno parte, Giuseppe Bartolini, Giuseppe Biagi, Bernardino Luino, Sandro Luporini, Ferroni, Lino Mannocci e Giorgio Tonelli, artisti dotati ciascuno di una propria personalità, ma uniti attorno a “una comune idea, e quasi filosofia, della pittura”. La settima sezione si concentra sugli ultimi venti anni di attività di Ferroni; gli spazi, le nature morte, i “teatrini” che l’artista allestisce con gli oggetti presenti nel proprio studio sono l’ “alibi” pittorico prediletto per una ricerca sulla luce, che diviene l’elemento fondante dell’ultima opera ferroniana. Il progressivo disgregarsi dell’oggetto nella luce, che l’artista interpretava come “rivelazione dell’esistenza”, sarà evidenziato in mostra da alcune “serie” di dipinti ed incisioni accompagnati da fotografie che testimoniano la sua ricerca parallela (e non solo funzionale) alla  pittura attraverso l’obiettivo fotografico.

Cosa: “Gianfranco Ferroni. Tutto sta per compiersi” a cura di Nadia Marchioni

Dove: Palazzo Mediceo, Seravezza

Quando: fino al 16 settembre aperta dal lunedì al venerdì  con orario 17-23 – sabato, domenica e festivi con orario 10,30-12,30 e 17-23. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

Biglietti: € 7,00 | Ridotto € 5,00 | Biglietto famiglia € 14,00

Informazioni: tel.  0584 757443 info@terremedicee.it