Viareggio: i carri e le maschere del Carnevale 2020

Al via il 1° febbraio i corsi del Carnevale di Viareggio. Tra le ispirazioni dei maestri carristi, Greta Thunberg e  Cristiano Ronaldo, la social mania e l’intelligenza artificiale

 

Lo sguardo corrucciato di Greta Thunberg e un Cristiano Ronaldo, idolo affascinante e vagamente mostruoso. Una tecnologia sempre più invasiva, tra robot e social media. Ma anche l’amore e la forza dell’abbraccio.

I maestri carristi del Carnevale di Viareggio si sono ispirati come sempre all’attualità, ma è tanta l’attenzione per la società e l’ambiente, e per un’ecologia della Terra e delle menti.

I corsi saranno in tutto sei, compresa la novità di quest’anno, la sfilata notturna (dalle 18) di giovedì grasso, il 20 febbraio (qui il programma in dettaglio).

I biglietti sono in vendita sia on line, su VivaTicket, sia alla biglietteria della Cittadella del Carnevale. I biglietti ordinari, per l’ingresso a un singolo corso mascherato, costano 20 euro. I ragazzi fino a 14 anni, e alti più di 120 centimetri, pagano 15 euro. Sotto i 120 centimetri l’ingresso è gratuito. Il prezzo è ridotto per il corso di giovedì grasso, il 20 febbraio (15 euro intero, 10 euro il ridotto).

 

I carri di prima categoria

Ai corsi partecipano nove carri di prima categoria (alti oltre 20 metri), cinque carri di seconda categoria (alti fino a 14 metri), nove mascherate in gruppo e sette maschere isolate.

Lebrigre e Roger, con il loro carro Home sweet home. Nessun posto è come casa, hanno immerso Greta Thunberg nella fiaba del Mago di Oz, facendo della giovane attivista svedese una Dorothy dei nostri giorni, mentre Olè, il carro di Carlo Lombardi, denuncia la crudeltà della corrida.

Tanti i carri ispirati a temi di denuncia sociale. Nel mirino di Umberto, Stefano e Michele Cinquini (Idol il titolo del carro) c’è la moderna idolatria, che trasforma calciatori e Vip in creature divine, mentre Jacopo Allegrucci (Nel paese delle meraviglie 2.0) racconta la “social mania”, alla quale si sacrificano vita sociale e relazioni. Alessandro Avanzini con Il grande balzo mette sotto accusa la globalizzazione, dominata da Cina e Usa, con il suo carico di diseguaglianza e incertezza sociale. E Roberto Vannucci deride la Beata ignoranza di un’epoca in cui si snobbano i libri e si crede ciecamente a bufale e fake news. Mentre Luigi Bonetti mette in guardia contro i rischi dell’intelligenza artificiale e della domotica, nella sua opera chiamata Robotika.

Ma c’è anche chi sceglie di parlare di amore e solidarietà, come i fratelli Breschi, con un carro, Né di Eva né di Adamo, che è “un inno all’amore, senza sesso né distinzione”, e Fabrizio Galli, con un Re Carnevale che invita ad abbracciarci, e ad abbracciare l’arte, la musica, la conoscenza (Abbracciami è Carnevale).

 

I carri di seconda categoria

Natura e ambiente protagonisti anche nei carri di seconda categoria. Come in A caccia di un lieto fine di Luca Bertozzi, dedicato alla tigre, animale magnifico, ma a rischio di estinzione. Luciano Tomei con S’i fosse foco denuncia invece i devastanti incendi causati dagli uomini, che siano folli, piromani o criminali.

La politica, grande protagonista in anni passati, quest’anno è un po’ in secondo piano. Colma la lacuna Edoardo Ceragioli, che in L’Amaro italiano mette in scena un Matteo Salvini barista che offre all’Italia l’amaro Marenegro.

Con Giù le mani, Franco Malfatti lancia un appello a favore dei bambini, contro i rischi che gli affidi dei minori siano decisi non per tutelarli, ma nel nome di interessi economici.

Priscilla Borri e Antonino Croci esaltano invece il genio italiano, con Leonardo da Vinci e non solo, nel carro Quei gran geni di… dedicato al progresso e alle invenzioni che hanno cambiato il mondo.

 

Le mascherate in gruppo

Tra le nove mascherate di gruppo non mancano gli omaggi ai grandi personaggi e artisti del passato: da Federico Fellini (L’uomo dei sogni di Emilio Cinquini) a Pablo Picasso (900 di Libero Maggini).

Parla di arte, ma in senso tutt’altro che positivo, anche Populist art di Giampiero Ghiselli, su progetto di Maria Chiara Franceschini, con Trump, nei panni di Superman. Mentre La cultura fa paura di Silvano Bianchi denuncia il degrado sociale che mette ai margini la cultura.

Critico verso il presente anche Michele Canova, con I signori della notte, in cui gli uccelli rapaci protagonisti vedono tutto quello che l’uomo fa di terribile.

Le Ombre cinesi di Giacomo Marsili raccontano di un’ombra oscura, il dominio di Pechino, sull’Occidente. Mentre la Terra promessa di Marzia Etna è dedicata ai viaggi della speranza, ai migranti in fuga dalle crisi sociali e ambientali.

Vania Fornaciari e Roberto De Leo ripropongono il capolavoro di Lewis Carroll in Alice, una fiaba moderna. E Facce ride di Adolfo Milazzo è una celebrazione del Carnevale, e della risata: che spesso è quanto di meglio possiamo fare.

 

Maschere isolate

Ecco infine le otto maschere isolate.

Il silenzio degli innocenti, di Daniele Chicca, dedicato ai bambini vittime delle guerre.

Un gioco di parole di Andrea Giulio Ciaramitaro sul valore della parola, fra odio ed emozioni.

Sorci verdi di Stefano Di Giusto, una denuncia dell’ecomafia.

Qualcuno mi renda l’anima di Michelangelo Francesconi, che racconta il dramma della pedofilia ispirandosi a It, di Stephen King.

Per me si va nella città dolente. Per me si va ne l’eterno dolore. Per me si va tra la perduta gente (… e non riuscimmo a vedere le stelle) di Rodolfo Mazzone, in cui uno scafista è un moderno Caronte.

Vince Van Gogh di Lorenzo Paoli, che celebra l’arte, capace di vincere l’odio e l’intolleranza.

I disagi di Gulliver di Matteo Raciti, una satira contro il pregiudizio verso il “diverso”.

Bella di Natura di Devis Serra, un invito ad amare la natura e il corpo umano per come sono stati creati.